Una merce arriva danneggiata dopo un trasbordo porto–camion. Tutti coinvolti, nessuno responsabile. Per chi opera nella logistica multimodale, questa non è un’eccezione: è uno scenario frequente.

Il problema nasce quando non è chiaro chi risponde di cosa. Vettore, spedizioniere e operatore logistico hanno ruoli diversi, ma nei contratti queste differenze spesso non sono spiegate bene. Se non si individua con precisione quando e dove si è verificato il danno, far valere un diritto (o difendersi) diventa complesso e costoso.

Nella pratica, i contenziosi si concentrano sempre sugli stessi punti: chi aveva la custodia della merce al momento del danno, se i limiti di responsabilità sono validi, se il danno è stato denunciato correttamente e nei tempi previsti. Errori apparentemente minori – una clausola scritta male, un termine di denuncia ignorato, un sub-vettore non regolato contrattualmente – possono azzerare una tutela che si dava per scontata.

La legge offre delle regole – dal Codice Civile alla Convenzione CMR – ma da sole non bastano. È il contratto che fa la differenza. Noi di PL&A lavoriamo proprio su questo: trasformare norme complesse in clausole chiare e operative, comprensibili anche a chi non è un legale.

In concreto, un buon contratto di trasporto multimodale deve chiarire almeno: tratte e sub-vettori coinvolti, limiti di responsabilità, casi di esclusione, assicurazioni obbligatorie, tempi e modalità di denuncia del danno, legge applicabile e foro competente. Senza questi elementi, il rischio resta scoperto.

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